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Nell'alta Lombardia, a nord del Lago di Como, si estende la Valtellina racchiusa a nord dalle Alpi Retiche, ad est dal complesso montuoso dell'Ortles, Cevedale, e a sud dalle Alpi Orobie. E' percorsa in tutta la sua lunghezza (km 119) dal fiume Adda che attraversa tutta la valle per poi immettersi nel Lago di Como. Già in epoca preromana, i liguri, spaccando la roccia, costruirono muretti di pietre per creare piccoli terrazzi e aumentare lo spazio da coltivare e impiantarono la vite. Queste terrazze si inerpicano fino a quasi mille metri di altitudine seguendo l'andamento del fianco della montagna assai ripido. Il lavoro qui, per forza di cose, è tutto manuale e rientra in quella che viene definita con espressione molto efficace: viticoltura eroica. Da lontano, lungo i fianchi delle montagne, emergono filari allineati secondo la direzione che può seguire l'andamento della pendenza oppure l'orientamento opposto. L'immagine è quella di un grande mosaico ben curato, sistemato con ordine, come se tra i vigneti fosse stato passato un enorme pettine. Tutto questo gran lavoro è stato fatto per secoli sul versante retico della valle, quello che guarda a Sud, più favorevole alle esigenze della vite che vuole il caldo, la luce e i terreni magri. In questo ambiente particolare prosperano alcuni vitigni che si possono definire autoctoni fra cui primeggia il vitigno Nebbiolo (che qui viene chiamato Chiavennasca) ed altre varietà minori che vanno sotto il nome di Rossola, Pignola valtellinese, Prugnola. Caratteristica dell'uva Chiavennasca è maturare tardi e, poiché siamo in montagna, in Valtellina la vendemmia è tra le ultime in Italia. Si svolge tra metà ottobre e la prima settimana di novembre. Lasciar maturare l'uva sulla pianta quando la stagione è fredda significa che le escursioni termiche tipiche della montagna sono ancora di più accentuate. In questo modo nella buccia si immagazzinano sostanze che daranno molti profumi e tannini che determinano una lunga vita del vino.

La denominazione principale dei vini è Valtellina Superiore Docg, che partendo da Berbenno per arrivare a Tirano, si suddivide in cinque sottozone: Maroggia, Grumello, Sassella, Inferno e Valgella. Vi é poi lo Sforzato di Valtellina Docg, o Sfurzat, vero fiore all'occhiello della vinificazione valtellinese: è il primo passito rosso secco italiano che nel 2003 ha ottenuto la Docg. Nasce dall'appassimento dell'uva chiavennasca su graticci, in luoghi asciutti e ben aerati chiamati fruttai, posti di solito all'ultimo piano delle case di campagna. Durante l'appassimento si controllano le uve e si tolgono i chicchi meno sani. Passati 110 giorni, l'uva ha perduto il 40 % del proprio peso, ha concentrato i succhi, ha sviluppato particolari aromi ed è pronta per essere pigiata. Il vino viene messo a maturare per 20 mesi a partire dal 1° aprile dopo la vendemmia di cui almeno 12 in botti di legno. In questo periodo il vino acquisisce determinate caratteristiche: Odore: intenso con sentori di frutti maturi, profumi speziati e fruttati fra cui le confetture di frutta rossa, la cannella, la vaniglia e la liquirizia; sapore: grande morbidezza, asciutto, strutturato e di carattere, con eventuale percezione di legno;(in bocca è caldo,molto intenso, morbido e molto persistente). Le cantine visitate: La nostra prima sosta è a Chiuro. Sulla strada statale che porta a Bormio hanno le sedi tre cantine vinicole diverse tra loro ma molto importanti. La prima cantina è Aldo Rainoldi che ha come slogan “il vino come cultura". In cantina fanno bella mostra barriques di rovere francese: qui si è deciso di produrre due sforzati, uno con metodo tradizionale e l'altro con affinamento esclusivamente in barriques nuove. Degustiamo questa innovazione e percepiamo un naso complesso (viola, eucalipto, oltre a un'evidente presenza fruttata), con una tostatura un po' troppo invadente: 15 mesi di barrique nuove forse sono un po' troppo per un vino che deve esaltare i suoi profumi.. Poco più avanti incontriamo una bella costruzione in legno e pietra che ospita la cantina Pietro Nera: la cordialità e la disponibilità sono molto apprezzate; visitiamo la cantina e l'esposizione con un'ottima sala degustazione. Degustiamo le riserve -Signorie- dal colore rosso rubino, profumo di frutti rossi, giustamente tannico, e -inferno riserva- con un persistente profumo di lampone e viola e tannini morbidi. In ultimo lo sforzato, dove le uve sono pigiate a gennaio con macerazione sulle bucce per 15/ 20 giorni a temperatura controllata. Profumo intenso e persistente di viola, vaniglia, frutta secca. Lodevole il fatto di lasciare inalterati i processi vinicoli come un tempo senza l'impiego eccessivo ed esasperato di legno nuovo, mentre ad un'azienda più piccola è lasciato il compito di innovare. Sotto le volte dei saloni del quattrocentesco castello Quadrio, ecco la sede della Nino Negri, cantina storica, la più grande della valle. Due le linee prodotte: una di base, che segue i canoni tradizionali con maturazione in botti grandi; l'altra è la linea nata negli anni Novanta dopo che le nuove tecnologie applicate in cantina hanno permesso di ottenere vini con gusti più morbidi e maggiori profumi. Per questi ultimi la maturazione avviene spesso in barrique. Con questo obiettivo è nato il fiore all'occhiello dell'azienda, lo Sfursat 5 Stelle che, però, non tutti gli anni può essere prodotto: esemplare sequenza di profumi fruttati, poi speziati, poi tostati (cioccolato, caffè), ma va sottolineato soprattutto il sentore di mandorla fresca. In bocca è molto caldo, rotondo, ben equilibrato da tannini, freschezza e morbidezza. Seguono, per prestigio, i vini cru, ossia quelli che nascono in una zona limitata e spesso da una sola vigna, tutti Valtellina Superiore Docg. Un buon rapporto fra qualità e prezzo è quello che troviamo nel Valtellina Superiore Quadrio. Infine, una curiosità: seguendo la sua passione per gli spumanti, Negri ha realizzato una produzione limitata e di tutto rispetto di Metodo Classico, ovvero il vino che rifermenta in bottiglia per fare le bollicine.

Vicino a Tirano tra le vigne spicca una costruzione con la scritta La Gatta, la vigna più significativa della Cantina Triacca con sede all'interno di un ex convento dei Domenicani ora restaurato. Sette i vini più significativi di quest'azienda. Domenico Triacca è stato un innovatore della viticoltura della valle. Sua l'idea di risistemare i vigneti dalla posizione che seguiva la pendenza della montagna, quindi in direzione nord-sud, alla direzione perpendicolare est-ovest. Così facendo era possibile livellare le pendenza tra i filari e farvi entrare i trattori, abbassando i costi della manodopera. Un'altra innovazione, che ormai ha circa 15 anni, fu la scelta di realizzare una specie di pannello solare composto dalle foglie stesse della vite. Inclinando le foglie una verso l'alto e l'altra verso il basso, si ottiene il risultato che il sole riflette la luce a entrambe e permette di ottenere uve mature allo stesso modo. Il vino che meglio rappresenta l'azienda è il Valtellina Superiore Riserva La Gatta, che esiste anche in versione normale. Meritano attenzione pure due bianchi: Del Frate, fatto con uve Sauvignon, e La Contea ricavato da uve Pignola vinificate in bianco. Un punto di orgoglio per Domenico Triacca è il Prestigio, realizzato con uve fatte appassite sulla pianta tagliando i tralci in modo che non arrivi più linfa ai grappoli. Valtellina Sforzato San Domenico: colpisce per l'intensità e complessità olfattiva con sentori speziati, cui fanno da contraltare una robusta nota di ciliegia e, venature di caffè. Nel complesso un bicchiere equilibrato, molto intenso, e molto persistente. Ultima cantina, in Tirano, è la Conti Sertoli Salis: l'azienda ha sede in uno splendido palazzo seicentesco di proprietà della famiglia Salis, i quali ricoprivano l'incarico di governatori della Valtellina. La produzione è stata rinnovata alla fine degli anni Ottanta con prodotti di nuova concezione, ma sempre legati al territorio. Degustiamo: - Corte della meridiana - vino particolare dove una parte di uve viene appassita fino ad autunno inoltrato e, una volta pigiata viene aggiunta al vino nuovo, secondo la pratica del rinforzo: di corpo, strutturato, molto caldo, fresco ed equilibrato. Valtellina Sforzato Canua: 40 giorni di macerazione. Bello il colore, un granato di grande pulizia, brillante. Intensa la fase olfattiva, nella quale, oltre a consueti riconoscimenti di piccoli frutti, spezie, tostatura, emerge un inconsueto sentore etereo di caramella (come un fondersi indistinto di zucchero, frutti e fiori). In bocca, un tannino appena un po' rigido introduce un finale che sa di mandorla; vino che impatta il naso con un'affascinante sequenza di profumi floreali e fruttati, dove emergono un'inconfondibile rosa e squisite sfumature balsamiche. In bocca finisce asciutto più di altri.